È un balcone naturale affacciato su Verona. Sopra Grezzana, a 250 metri sul livello del mare, lo sguardo corre senza ostacoli lungo la Valpantena, costola orientale della Valpolicella. Qui Costa Arènte ha scelto di radicare la propria ambizione quella di scrivere un capitolo riconoscibile nella storia dei grandi rossi veronesi. Non è solo una coordinate altimetrica. È dichiarazione di stile.
La Valpantena non è la Valpolicella Classica. È una valle che sale verso i Lessini, attraversata da correnti fresche, punteggiata da boschi e uliveti, disegnata da vigneti che affondano le radici in marne calcaree bianche (il Biancone) capaci di imprimere ai vini una trama più affilata, una sapidità nitida, una verticalità che si fa cifra territoriale. Qui l’Amarone non è muscolo, è misura. Non è concentrazione ma equilibrio tra maturità fenolica e tensione acida.
È questa la firma che Costa Arènte rivendica con orgoglio in etichetta: “Valpantena”. E se a questo si aggiunge la consulenza enologica di Riccardo Cotarella, la visione si traduce in precisione esecutiva, con una regia tecnica che accompagna, senza forzare, l’identità della valle.
Il nome, forse derivato da “valle di tutti gli dèi”, racconta una storia antica fatta di ville venete, resti paleocristiani e poderi benedettini. Ma il tratto distintivo, oggi, è soprattutto geologico e climatico. Qui le vigne si distribuiscono tra i 100 e i 250 metri, con estensioni che raggiungono i 600. I suoli franco-argillosi a reazione sub-alcalina, ricchi di calcio e microelementi, garantiscono acidità fissa elevata e maturazioni lente. La permeabilità media e la scarsa capacità di trattenere l’acqua costringono la vite a uno sforzo costante: da qui nasce la finezza tannica e quella spina dorsale fresca che sostiene anche le versioni più strutturate.
Nei vigneti affiorano fossili. Non è un vezzo narrativo, ma un indizio concreto. Raccontano un’origine marina che si traduce in salinità e tensione gustativa. E spiegano perché questi vini, pur ricchi, non risultino mai opulenti.
Fondata nel 1994 e oggi parte de Le Tenute del Leone Alato, Costa Arènte mantiene un’impostazione volutamente artigianale: 42 ettari a corpo unico, 18,5 vitati, circa 85.000 bottiglie annue. Qui il terroir non è solo suolo e il microclima diventa metodo. La pergola veronese solleva i grappoli a 1,80 metri, proteggendoli dall’umidità e garantendo ombreggiatura naturale. La raccolta fatta a mano diventa selezione rigorosa prima dell’appassimento. Il fruttaio, moderno e governato con sensibilità agricola, permette un calo ponderale mirato, intorno al 40%, e una concentrazione aromatica precisa, mai esasperata. Il legno è strumento, non protagonista. Si parla di barrique di secondo passaggio per il Ripasso, di tonneaux e botti grandi per l’Amarone, affinché l’ossigenazione accompagni l’evoluzione senza sovrastare il frutto. Qui si lavora per sottrazione. Per non coprire la voce della valle.
La monocoltura non esiste. I vigneti dialogano con boschi e uliveti. I confini restano aperti e le essenze mellifere attirano i pronubi. Lo sfalcio alternato tutela la piccola fauna.
L’azienda aderisce ai protocolli di sostenibilità territoriale promossi dal Consorzio Valpolicella (RRR) e allo SQNPI per la difesa integrata.
Un equilibrio agronomico che si riflette nel calice. Biodiversità ambientale e complessità aromatica non sono concetti astratti, ma dinamiche tangibili.
Valpolicella Valpantena Superiore Doc 2023
Corvina, Corvinone, Rondinella. Un anno in acciaio, breve passaggio in barrique usate, poi bottiglia. Rubino trasparente, respira ciliegia croccante, mora e pepe nero. In bocca è scorrevole, con tannino levigato e freschezza che allunga il sorso. È il volto quotidiano della valle: elegante, mai esile, con prospettiva evolutiva di 5-6 anni.
Valpolicella Ripasso Valpantena Superiore Doc 2021
Il ripasso sulle vinacce di Amarone e Recioto dura 10-14 giorni. Seguono 18 mesi in barrique di secondo passaggio e 6 in bottiglia. Il risultato amplifica struttura e profondità senza perdere la vena acida territoriale: una sorta di cerniera stilistica tra la quotidianità del Superiore e la compostezza dell’Amarone. Confettura fresca di ciliegia, marasca, lievi cenni di torrefazione. Morbido, ma attraversato da una linea fresca che invita al secondo sorso. Lungo, elegante, con tannini integrati e dinamici.

Rese contenute (50 q/ha), appassimento di almeno tre mesi, affinamento tra tonneaux, botte grande e bottiglia. Sedici gradi e mezzo che non pesano.
Ciliegia scura, marasca sotto spirito, pepe nero, liquirizia: un corredo aromatico ricorrente nelle diverse annate. Il sorso è pieno ma composto, con tannino setoso e acidità vibrante. Qui l’Amarone non è monumentale è verticale. Capacità evolutiva di 10-15 anni, con una progressione che racconta la Valpantena nella sua espressione più autentica.
2016 – Le origini: qui la classicità viene territorializzata. Lungo, ancora fragrante, con terziarietà mai ridondante. Gastronomico ed elegante. Highlander.
2017 – Annata complessa, interpretata con misura e raffinatezza. Etereo, speziato, sinuoso e dal sorso vellutato ma sostenuto da freschezza viva.
2018 – Il più raffinato. Un punto di equilibrio centrato appieno tra tradizione e contemporaneità. Profondo, classico ma slanciato. Sorso magistrale.
2019 – Maturità tecnico-agronomica evidente. Seducente, scuro, balsamico, con cambio semantico del sorso verso una maggiore precisione ed equilibrio contemporaneo.
2020 – Di grande prospettiva. Oggi molto giovane, ma con struttura e tensione per affrontare lunghi inverni prima di rivelare pienamente la propria eleganza di terroir.
Recioto della Valpolicella Valpantena Docg 2022
Padre storico dell’Amarone, conserva dolcezza misurata e acidità sorprendente. Rosa, mora di gelso, arancia candita, spezie dolci. In bocca è dinamico, mai stucchevole. Vino da meditazione, certo, ma anche da abbinamenti contemporanei. La dolcezza dialoga con la sapidità e costruisce un equilibrio convincente.
Accanto ai rossi, Costa Arènte firma anche un Lugana da Turbiana selezionata nell’area gardesana. Un segnale coerente: valorizzare gli autoctoni regionali mantenendo nella Valpantena il proprio baricentro identitario.

Negli ultimi trent’anni la Valpantena ha rivendicato il proprio nome in etichetta. Non è una semplice indicazione geografica, ma un posizionamento stilistico. C’è meno potenza epiù finezza, meno concentrazione e più sapidità. In definitiva meno eccesso e più longevità.
Costa Arènte interpreta questa filosofia con coerenza. Il suo know how aziendale, dalla pergola al fruttaio, dalla selezione manuale alla gestione calibrata del legno ,è lo strumento attraverso cui il terroir si trasforma in racconto liquido.
Poche bottiglie.
Un’identità nitida.
L’obiettivo è chiaro: lasciare un segno riconoscibile nella storia della Valpolicella parlando la lingua precisa e luminosa della Valpantena.