L’elegante fragranza della Durella, quell’effervescenza dell’antico vulcano fattasi sorso secondo l’interpretazione di Giannitessari.
Siamo all’interno di un vero e proprio giacimento minerale, nel territorio veronese, che si riassume in un concetto semplice: straordinario.
In questo altopiano “preparato per i pascoli” oggi nascono vini che raccontano una contemporanea visione del perlage italico.
Memoria liquida di un mare che fu, che oggi si riverbera in sorsi iodati, taglienti, freschi ed eleganti. Caratteristiche che grazie alla scelta di lunghi riposi sui lieviti ne amplificano la fragranza arcigna e fiera. Qui le viti crescono sui terreni vulcanici, giacimenti minerali che trovano verticalità espressiva nei Monti Lessini e beneficiano di un microclima unico. Grazie alla scelta del Metodo Classico questo storico vitigno autoctono trova nella complessità e raffinatezza, i principali ambiti espressivi.
L’azienda vitivinicola Giannitessari nasce nel 2013 e ha fin da subito cercato di essere autentico ambasciatore dell’espressività e dell’essenza in calice dei territori dei Monti Lessini, Soave e Colli Berici. I vigneti dell’azienda si distribuiscono nelle tre Doc per un totale 35 ettari complessivi, con la cantina di Roncà (Verona) che permette la produzione di circa 350.000 bottiglie l’anno. Tra queste grande importanza, ai fini del racconto autentico di questo straordinario remoto vulcano, è ricoperta dalla narrazione effervescente del Durello Spumante Metodo Classico dei Lessini.

E’ l’essenza forse più “pop” di un progetto ambizioso ed elevato. Qui siamo su un sorso d’apertura che di esprime attraverso una semantica fragrante e tagliente. Eleganza, raffinatezza, complessità giocano con una silhouette slanciata che si riverbera e rimbalza in un sorso immediato ma appagante. Solleticante e carezzevole l’ingresso scivola sul palato esprimendo texture minerali, iodate, ma al contempo arricchite da una fragranza di fiore bianco (sambuco). E’ un vino magari selvatico nella sua primaria espressività, ma fiero di correre in libertà. Il tutto impreziosito, ma non appesantito, da un richiamo di panificazione francese. La sua persistenza è strabiliante e lascia ammaliati. Un interprete fiero del monovitigno (Durella) che insegna cosa significhi vinificare in armonia con il tempo (il riposo sui lieviti è di minimo 3 anni nelle cave sotterranee della cantina). Un vino che dovrebbe essere portato in tutte le degustazioni didattiche per capire cosa possa esprimere, oggi, un terroir non blasonato come gli altri “Regni delle bollicine italiche”.
Un “sua maestà” granitico e glaciale. Per un Metodo Classico questi sono tutt’altro che richiami negativi. Sette anni di crescita lo rendono un portentoso, ma slanciato, alfiere di cosa significhi essere vino tagliente. L’eleganza, tra perlage e corpo, si amplifica in un giusto equilibrio tra basso residuo e acidità. Dopo aver dialogato con i lieviti per minimo 5 anni nelle cave sotterranee della cantina si passa all’abbraccio in vetro che ne contiene l’ebbra dinamicità. C’è la pâtisserie, in sottofondo, che si accompagna a un tocco di miele (non aromatico) e florealità che ne esaltano la forma e la sostanza elegante. Un vino pieno ma scattante, raffinato ma capace di farsi molto soddisfacente all’assaggio, inebriante ma al contempo “facile”. Le gentili note di frutta, rimbalzando tra polpa gialla (anche tropicale) e bianca, rendono un sorso attillato e slanciato che chiude su fragranti note leggermente amaricanti e tostate.
Il vino del cuore, almeno per il sottoscritto. Il non essere dosato, infatti, n’esalta e aumenta l’eco delle autentiche caratteristiche varietali e quindi freschezze presenti. L’età, e qui ancora una volta se ne sente riprova, non conta (rimane a tu per tu con i lieviti per minimo 9-11 anni). Siamo a uno dei più bei perlage assaggiati negli ultimi anni. Fiero, elegante, un vino dal petto in fuori ma con una statura di sorso statuaria. Montuoso. Magnifico, ma soprattutto Maestoso. Il David di Donatello della galleria del Durello di Giannitessari. Al palato è l’erculea struttura con note di pane tostato e lievito che sorregge la prestanza atletica, grazie alla fulminea mineralità e acidità. Il finale, poi, lungo e persistente, stacca di netto i contendenti senza nemmeno il bisogno d’alzare le braccia. Un vino che qualsiasi appassionato di questo prodotto dovrebbe provare (riprovare) e avere. Se è vero, come credo, che il piacere e il potere evocativo del vino, si debba fare sorso, beh, qui c’è un’intera bottiglia che ne canta le lodi!
In questo caso, il Durello non solo rappresenta un interprete entusiasta e autentico del territorio dal quale proviene, i Monti Lessini, ma soprattutto è capace di reggere il tempo in modo straordinario… una riprova? Questo 2013 straordinariamente tagliente, vitale, misuratamente verticale (è un dry per cui il residuo zuccherino che ne ammorbidisce il sorso è presente), insomma appagante e gastronomicamente sensuale! Vivo e vitale, elegante e sensuale, assolutamente non manierista e nemmeno sornione. Un Metodo Classico che si pone in modo trasversale al gusto. Per chi ama la “rotondità” i residui zuccherini lo accontentano, per chi invece predilige le scalate in verticale, la freschissima corporatura, si eleva grazie anche a una mineralità in filigrana gentile ed educata. Non manca la carezza dei fiori bianci e del frutto a polpa bianca che ingentilisce un sorso impressionista. Chapeau!