Con «Stella» il respiro del vino d’Appennino si fa lingua e sorso di una comunità artigiana che guarda sempre più al futuro.
Nove anni di determinata, eroica, verticale ostinazione. Nove vendemmie, ma ce n’erano anche prima ovviamente, per dimostrare un assunto chiaro: «L’Appennino, seppur oggi ferito, sa guardare al futuro puntando su un’identità in calice netta, precisa, condivisa».
È questo quello che ormai dal lontano 2015 sta facendo “Modigliana Stella dell’Appennino”. Parliamo di un’associazione composta, oggi, da nove soci: Casetta dei Frati, Fondo San Giuseppe, Lu.Va., Menta e Rosmarino, Mutiliana, Pian di Stantino, Il Pratello, Il Teatro, Villa Papiano.
Una comunità in dialogo stretto, intimo quasi osmotico con il territorio viticolo nel quale insiste e che coltiva che si sta ritagliando uno spazio, un cono di luce che, soprattutto per il Sangiovese di Romagna, non si era mai visto prima.
Lo sottolinea Francesco Bordini, presidente dell’Associazione “Modigliana Stella dell’Appennino” e produttore con Villa Papiano: «Produrre buoni vini non basta, serve identità, cura del dettaglio e capacità di raccontare il vino anche lontano da casa. A Modigliana c’è un gruppo di produttori che ha cambiato l’idea del vino in Romagna, è una piccola rivoluzione che sta facendo parlare di sé ovunque»…
«Eh beh!» qualcuno potrebbe dire «Troppa grazia Sant’Antonio… sei di parte».
Le cose non stanno proprio così.
Quando a questa presa d’atto di un’ambizione, che non è autoesaltazione ma dedizione quotidiana diventa un lessico comune e riconosciuto, la strada inizia ad essere in discesa. Questo non significa certo essere arrivati. La discesa, come la salita, presenta sempre difficoltà. In primis il mantenimento della traiettoria e la costanza nel farlo.

Avere riprova di uno status di alfiere indiscusso di un approccio da “fine wine” per il Sangiovese (in Romagna, ndr) è stata la nona edizione dell’appuntamento di presentazione dei vini di Modigliana andata in scena il 7 settembre. Sono stati tanti, infatti, gli appassionati e i professionisti arrivati a Modigliana per assaggiare l’annata 2022 in una giornata che ha visto l’Associazione dei vignaioli di Modigliana proporre ancora una volta contenuti inediti e nomi importanti del mondo del vino.
A raccontare questo Sangiovese d’Appennino sono arrivati Francesco Saverio Russo, uno dei narratori più importanti del vino italiano, Fosca Tortorelli, infaticabile giornalista e viaggiatrice e Franceso Falcone che ha scritto i testi del catalogo dell’edizione 2025.
A Modigliana una bellissima comunità di artigiani. Il vino ha bisogno di pathos. La storia di questo gruppo è un racconto moderno di cose antiche, esattamente quello che serve a portare i vini, qui davvero contemporanei, in giro per il mondo”.
Grande affluenza di pubblico la domenica, sia ai banchi d’assaggio sia alle tre degustazioni (posti sempre esauriti!) tenute da un relatore d’eccezione, Nelson Pari, arrivato da Londra per parlare dell’annata 2022 e delle tre valli che dal paese salgono in Appennino. «Sono arrivato qui qualche anno fa», racconta «e mi sono subito reso conto che questo è un luogo speciale, forte di una identità che emerge sempre, prepotente, nei vini. Modigliana è un caso nel vino italiano, ne sentirete parlare sempre di più. Questo è un paesaggio, anche umano, prezioso».

A sottolineare il ruolo del paesaggio ho provato a dare anche un mio personale contributo. Da camminatore e amante di vini e territorio, ho proposto un trekking, sorprendentemente partecipato, tra i boschi di Modigliana. Un viaggio in immersione diretta con il Bosco, uno dei simboli della triade magica del Sangiovese e del vino in generale di Modigliana, che assieme alle Marne e Arenarie e all’Altitudine ne firmano lo stile “fine” e contemporaneo.
Raccontare i vini di un territorio attraverso un’immersione vera, “sudata” e respirata è forse uno dei modi più immediati e autentici per farlo e condividerlo. Il trekking immersivo alla ricerca di quelle essenze che caratterizzano le tre valli e che si cristallizzano all’interno del respiro del Sangiovese, ma anche sui bianchi, ha voluto fare questo. Portare all’attenzione del curioso, del non addetto ai lavori l’essenza della matrice identitaria di un terroir. Una dozzina di persone hanno condiviso questo gioco.
Pochi chilometri, nei boschi, degustando i vini, immersi tra l’elicriso e il timo selvatico, tra le melagrane e il sottobosco, tra finocchietto e achillee ancora in fiore ha dato modo ai partecipanti di entrare in sintonia con l’autenticità di un’essenza che non è poesia ma cartacarbone di un terroir tanto decantato ma ancora troppo poco vissuto, apprezzato e, perché no, sudato.
Questo è il repertorio di profumi del vino Modigliana e per farlo sentire bisogna ascoltarlo.
A Modigliana la fotografia del Sangiovese, anno dopo anno, acquista sempre più la caratteristica (positiva) di diventare carta copiativa del terroir.
Per questa sottozona non possiamo che attestare e rimarcare i grandissimi passi che stanno ottenendo i vignaioli anche sul Bianco. Rivendicato con la Menzione o meno, qua Trebbiano, Chardonnay e Sauvignon dimostrano ancora, sorso dopo sorso, anno dopo anno, come il concetto di eleganza sia ormai imbastito da quei sartoriali vignaioli che si arrampicano sulle «pezze» di un Appennino sempre più ferito e sempre meno attenzionato.
In definitiva immersi nel verde della triade modiglianese è ormai innegabile e ampliamente sentito che questa parte di Romagna, in calice, riservi grandi soddisfazioni.
Ultima notizia, il risultato dell’annuale concorso Stella d’oro, giunto alla quinta edizione, che ha visto la giuria di esperti premiare il Modigliana “I Probi” 2022 di Villa Papiano.