C’è un orso gentile di Gambellara che racconta la Garganega declinata nel terroir del calcare rosa del Soave. Si chiama Davide Vignato. Il primo vignaiolo che a Monte San Marco, un vulcano oggi spento distante appena 500 metri dalla cantina, grazie ai basalti neri caratterizza i suoli di questo piccolo terroir, ha voluto timbrare i propri sorsi in modo biologico, artigianale e quindi autentico, andando oltre il tradizionale binomio tra geografia e vitigno.
Lo ha fatto lanciando sul mercato una nuova linea, quella appunto dell’Orso gentile, soprannome della prima gioventù dello stesso vignaiolo vicentino, che tenta e vuole esplorare nuovi territori e possibilità, restando però fedele all’espressività del legame tra identità, natura e artigianalità.
Conoscenze sedimentate in più di vent’anni di esperienza tra vigna e cantina e una sensibilità personale frutto di un approccio sempre più naturale e territoriale sono alla base dei nuovi vini. Si parte sempre dal vitigno prediletto, la Garganega, ma questa volta con un confronto si confronta con premesse e tradizioni diverse oppure il territorio di partenza si allarga per abbracciare altre zone del Veneto dalla lunga tradizione vitivinicola in cui dar voce ai vitigni più rappresentativi secondo la loro autentica vocazione.
Protagonista, come detto, è sempre e comunque la Garganega. Questa volta però fuori dai suoli vulcanici di Gambellara. Siamo infatti sulle colline del Soave, a Costeggiola, dove i terreni contengono un calcare rosa che dona un’impronta unica. Una nuova identità di sorso in cui, il vino fermentato e affinato in acciaio, si caratterizza per essere gentile e armonico, elegante e capace di farsi bere con immediatezza e franchezza.
Ne esce un vino diretto, croccante e immediato. Capace di soddisfare le esigenze della tavola ma anche i momenti conviviali. Note di frutta e floreali, mineralità e sapidità lo rendono fragrante e immediato. Senza fronzoli e molto appagante grazie a una freschezza e una bevibilità disarmante. Molto interessante quella timbrica minerale in sottofondo che lo rende finemente “aristocratico” ma senza mai far perdere l’identità tradizionale del varietale. Occhio che finisce presto, molto presto.
In ogni etichetta, compare stilizzato il graffio dell’orso come firma produttiva ed emergono in primo piano le colline venete affiancate dall’area topografica e dai suoli in cui si trovano i vigneti dai quali nasce ciascun vino, interpretati artisticamente. Un vino che diventa autentica espressività in carta copiativa dell’essenza geografica, geologica e stilistica.
E poi c’è anche una perla che racchiude, in sole 111 bottiglie, una storia messe da parte sedici anni fa da Davide Vignato e pronte per essere stappatea. Si tratta di El Vin del Ricordo, passito di Garganega ispirato alla lunga tradizione del vin santo di Gambellara, frutto della vendemmia 2009 e di un lungo affinamento in caratelli da cinquanta litri. Appassita nei picai fino a marzo e fermentata spontaneamente in acciaio per poi passare a un affinamento di oltre quindici anni e a un ulteriore riposo in bottiglia, in questa versione speciale la Garganega di Gambellara regala profumi evoluti e complessi di cacao, caffè, liquirizia, erbe officinali e frutta matura in abbondanza, rivelandosi al palato dolce ed elegante, con una sorprendente freschezza dettata dai suoli vulcanici.
L’orso è un animale abituato ad arrampicarsi sugli alberi per rivolgere gli occhi lontano in cerca di nuove esplorazioni. E’ proprio quello che abbiamo deciso di fare con questa nuova linea: alzare lo sguardo dalla nostra bellissima terra vulcanica per spingerci al di là delle consuetudini e sperimentare altre possibilità, forti del cammino compiuto finora. Ora siamo pronti a uscire con un primo vino, ma in cantina sta completando il proprio affinamento anche un secondo: sono entrambi progetti a cui abbiamo lavorato molto, dedicando tempo allo studio dei terreni, dei vitigni e delle condizioni migliori per far esprimere la natura al massimo delle sue possibilità”.