Tra Verona e Vicenza un territorio ha trovato nel Metodo Classico la misura più precisa della propria identità. La Durella, l’altitudine e i suoli vulcanici diventano così gli ingredienti di una delle storie più interessanti della spumantistica italiana.
Un vino è sicuramente una tecnica ma può e deve diventare anche territorio da comunicare.
Nei Monti Lessini la seconda strada sembra ormai quella imboccata con maggiore decisione. La Durella, vitigno autoctono a bacca bianca, ha trovato nel Metodo Classico non soltanto una tecnica di vinificazione, ma una forma compiuta di essenza. Quella capace di mettere in ordine, senza addomesticarli, acidità, altitudine, mineralità, tempo e origine vulcanica.
Il risultato è una bollicina che sorprende proprio perché non cerca di scimmiottare.
Ha una trama setosa, una spinta verticale, una freschezza che non è semplice componente gustativa ma una vera architettura del vino. Il sorso si allunga, si fa tagliente, solleticante, pungente. Poi la bolla accompagna e rende leggibile il carattere di una montagna antica, modellata da una geologia che nei suoli racconta la propria origine vulcanica. È qui che il Monti Lessini Metodo Classico sta costruendo la propria differenza.
Non nell’imitazione delle grandi bollicine italiane, ma nella ricerca di una grammatica autonoma. Una scelta tanto più interessante perché arriva da un territorio che ha avuto il coraggio di guardare alle proprie possibilità, misurarle e poi scegliere la strada più coerente.
La Durella, possiede una caratteristica che oggi vale ancora di più: l’acidità. In tempi di cambiamento climatico, l’altitudine della Lessinia diventa una risorsa agronomica oltre che paesaggistica. Conservare freschezza, tensione e slancio significa poter raccogliere uve capaci di affrontare il tempo sui lieviti senza perdere identità.
La tecnica, quindi, non copre il territorio. Lo spinge a protagonista.

Monti Lessini Doc è, non a caso, l’unica denominazione veneta esclusivamente dedicata alla produzione di Metodo Classico. Una scelta netta, chiara e per noi giusta, che permette di trasformare una vocazione in posizionamento e una peculiarità geografica in identità enologica.

Il 9 novembre, a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore, questa consapevolezza arriva al suo primo appuntamento pubblico organico con la Monti Lessini Sparkling Experience, organizzata dal Consorzio di Tutela. Il nome dell’evento dice già molto: non solo degustazione, ma esperienza costruita per mettere in relazione vino, territorio, produttori e mercato.
La giornata parte alle 10.30 con «Monti Lessini: respiro di alta quota», seminario AIS condotto da Alberto Toffanello, già Miglior Sommelier del Veneto. Alle 14 Filippo Bartolotta guiderà la masterclass «Monti Lessini: la firma veneta del Metodo Classico», entrando nelle differenti interpretazioni di uno stesso patrimonio: Durella, altitudine, suolo e metodo.
Alle 16 il discorso si allargherà al futuro con la tavola rotonda «Riconoscibili per natura. Identità e prospettive delle bollicine dei Monti Lessini», moderata da Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian. Al tavolo Bruno Berni, Filippo Bartolotta, Alberto Quaresimin, Luigi Cremona e Giovanni Tessari, presidente del Consorzio.
È forse proprio questo il passaggio più importante. La Lessinia non ha più soltanto bisogno di produrre buoni vini. Deve fare in modo che quei vini vengano riconosciuti, ricordati, cercati. Deve trasformare una qualità diffusa in un’identità percepita.
La Sparkling Experience nasce per questo. Per creare consapevolezza dentro la denominazione e, contemporaneamente, offrire all’esterno una chiave di lettura. Perché ventuno aziende – da Ca’ Rugate a Fongaro, da Fattori a Giannitessari, da Dal Maso a Tenuta Maule, fino a Tonello, Vitevis e agli altri interpreti della denominazione – non rappresentano soltanto un elenco produttivo. Sono differenti modi di leggere una stessa montagna.
Dalle 18.30 il banco d’assaggio aprirà al pubblico, trasformando Villa Cordellina in una sorta di atlante liquido della Durella.
L’orizzonte, però, va oltre la singola giornata.Il Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello riunisce oggi 34 aziende e opera su circa 600 ettari vitati a Durella nella fascia pedemontana tra Verona e Vicenza. Due le denominazioni: il Monti Lessini DOC Metodo Classico e il Lessini Durello DOC Metodo Charmat. Due interpretazioni tecniche, dunque, per uno stesso patrimonio viticolo e territoriale. La scelta di puntare con sempre maggiore decisione sul Metodo Classico significa però accettare una sfida più ambiziosa: dimostrare che la Durella non è semplicemente un’uva interessante da spumantizzare, ma una varietà capace di sostenere una denominazione di territorio. Il punto non è fare una bollicina veneta in più. Il punto è costruire una delle bollicine venete che vale la pena ricordare.
Per riuscirci servono tempo, confronto, consapevolezza produttiva e una comunicazione finalmente all’altezza del vino. Ma la materia prima sembra esserci tutta: una montagna, una geologia, un vitigno, un clima e una comunità di produttori che sta progressivamente imparando a riconoscersi dentro lo stesso racconto.
Nei Monti Lessini il Metodo Classico è diventato l’atelier nel quale questi elementi vengono cuciti insieme. E quando il vestito riesce bene, il territorio non entra solo nel bicchiere, si veste di eleganza.