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Champagne Experience 2026 a Bologna: in Fiera, il 4 e 5 ottobre, le migliori espressioni delle bollicine d’Oltralpe

Raccontare lo Champagne significa, prima ancora di alzare il calice, entrare dentro una geografia. Una geografia fatta di colline, gesso, marne, fiumi e boschi, dove Pinot Noir, Chardonnay e Meunier, ma non solo, cambiano voce, stile e racconto a seconda del luogo in cui affondano le radici. È proprio questa pluralità a tornare protagonista a Bologna con Champagne Experience 2026, in programma domenica 4 e lunedì 5 ottobre a BolognaFiere.


La nona edizione della manifestazione, promossa e organizzata da Excellence SIDI, associazione che riunisce 21 tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini d’eccellenza, conferma Bologna come uno dei principali punti di riferimento italiani per la conoscenza e la degustazione dello Champagne. L’evento è ufficialmente indicato dagli organizzatori come il più grande appuntamento italiano dedicato esclusivamente allo Champagne.


Il format mette attorno allo stesso tavolo grandi Maison e piccoli vigneron, con centinaia di etichette in degustazione e un percorso costruito non soltanto per assaggiare, ma per comprendere. I produttori saranno infatti organizzati secondo la loro appartenenza geografica: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Côte des Blancs e Côte des Bar, oltre a una quinta area riservata alle Maison classiche.


Una scelta che, per chi vuole avvicinarsi davvero al mondo delle bollicine francesi, vale quasi quanto una carta geografica. Perché lo Champagne non è un territorio uniforme, ma un mosaico di micro-terroir nel quale clima, esposizione, orografia e natura del suolo incidono profondamente sul carattere del vino. L’area viticola si estende per circa 34.000 ettari nei dipartimenti di Marne, Aube, Aisne, Haute-Marne e Seine-et-Marne.

La Montagne de Reims: il regno del Pinot Noir


A sud di Reims, tra la Marna e la Vesle, la Montagne de Reims disegna un grande promontorio ricoperto di boschi e colline vitate. È uno dei territori simbolo del Pinot Noir, vitigno che qui trova condizioni particolarmente favorevoli e che rappresenta la varietà dominante della zona.
Nel bicchiere il Pinot Noir porta struttura, corpo, energia e profondità. È la componente che dà spina dorsale agli assemblaggi e che, nelle interpretazioni più territoriali, può assumere una dimensione quasi austera, scandita da frutto rosso, note floreali e una progressiva complessità. Non a caso è la terra di alcuni dei crus più celebri della denominazione, da Verzenay ad Aÿ, passando per Ambonnay e Bouzy.

Vallée de la Marne: la morbidezza del Meunier


Seguire il corso della Marna significa entrare in una Champagne più sinuosa, fatta di pendii che accompagnano il fiume verso ovest. La Vallée de la Marne è un territorio particolarmente interessante per osservare la distribuzione dei vitigni: nella parte orientale, verso Épernay, prevale il Pinot Noir, mentre procedendo verso ovest cresce il peso del Meunier, fino a diventare protagonista.
È un vitigno spesso associato a immediatezza, componente fruttata e morbidezza, ma sarebbe riduttivo considerarlo soltanto come una varietà da assemblaggio. Nelle mani dei vigneron contemporanei il Meunier sta dimostrando una capacità crescente di esprimere luogo, suolo e identità. La Vallée de la Marne diventa così uno dei territori più interessanti per comprendere quanto sia cambiata la percezione dello Champagne artigianale.

Côte des Blancs: il regno dello Chardonnay


Poi arriva il bianco. Non soltanto quello del vino, ma quello abbagliante della craie, il gesso che caratterizza la Côte des Blancs e che ha contribuito a fare di questa zona una delle culle mondiali dello Chardonnay. L’area si sviluppa a sud di Épernay, con una successione di pendii e colline dove il vitigno trova condizioni ideali.
Qui lo Chardonnay diventa sinonimo di tensione, freschezza, verticalità e capacità evolutiva. Nei calici più identitari può emergere una trama agrumata, floreale e salina, sostenuta da una vibrante componente minerale. È il territorio degli Champagne capaci di giocare sulla precisione più che sulla potenza, sulla persistenza più che sull’immediatezza.
La natura del sottosuolo aiuta a spiegare questa personalità: la craie è capace di trattenere e restituire acqua alla vite, contribuendo a mantenere un equilibrio tra maturazione, acidità e potenziale aromatico.

Côte des Bar: il sud dello Champagne


All’estremo sud dell’area di denominazione, nell’Aube, la Côte des Bar propone invece un’altra lettura ancora. È una terra di colline e piccole valli verdi, organizzata attorno alle aree di Bar-sur-Seine e Bar-sur-Aube. Qui il Pinot Noir rappresenta circa l’83% del vigneto, mentre Chardonnay e Meunier occupano quote decisamente più contenute.
È una Champagne spesso più generosa e materica, capace di esprimere il Pinot Noir con una personalità ampia e fruttata. Ma anche qui le generalizzazioni rischiano di essere pericolose: la Côte des Bar è un mosaico di suoli e microclimi e negli ultimi anni è diventata uno dei laboratori più vivaci della Champagne dei vigneron, tra vinificazioni parcellari, basse dosi e crescente attenzione all’espressione del terroir.

Champagne Experience 2026 a Bologna

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È questa la vera chiave di lettura di Champagne Experience 2026: non soltanto una sequenza di degustazioni, ma una sorta di atlante liquido della Champagne. Un modo per passare dal mito alla geografia e dalla geografia al bicchiere.

Tra le Maison e i produttori annunciati figurano nomi come Thiénot, Paul Bara, Bruno Paillard, Henri Giraud, Ayala, Marguet, Jacquesson, de Venoge, Pannier, Louis Roederer, De Sousa, Larmandier-Bernier, Palmer & Co, Charles Heidsieck, Leclerc Briant, Delamotte e Francis Boulard, a conferma della varietà del panorama presente.

Accanto ai banchi d’assaggio saranno proposte anche le Master Class, pensate per approfondire produttori, vitigni e interpretazioni. Il programma 2026 è ancora in aggiornamento, ma tra gli appuntamenti già annunciati figura la degustazione dedicata ai nuovi Champagne parcellari e monovitigno di Alexandre Moreau e il confronto tra Lambrusco DOC e Parmigiano Reggiano.


Non mancherà inoltre la dimensione gastronomica, con ristorante self-service e food truck dedicati a diverse specialità italiane. Il biglietto comprende calice da degustazione, tasca porta-calice e catalogo generale con le schede dei vini.

Per il periodo dal 1° settembre al 5 ottobre, il prezzo indicato dagli organizzatori è di 124 euro per il biglietto giornaliero e 224 euro per l’abbonamento alle due giornate.

L’accesso è riservato ai maggiorenni.

Ecco i link per: info e acquisto biglietti

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