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La Romagna sa sorprendere sempre: ecco “Collanima” quando Albana Nera e Centesimino s’incontrano nel Fondo San Giuseppe

Oggi ho voluto provare a “sparigliare le carte in sorso”. E l’ho fatto rimanendo in Romagna. In una Romagna che sa sorprendere sempre: ecco “Collanima” quando Albana Nera e Centesimino s’incontrano nel Fondo San Giuseppe.


Siamo a Brisighella. A circa 400 metri sul livello del mare. Rimbalzati tra le ombre e i riflessi cristallini della Vena del Gesso. Qui il substrato dal quale esce questa espressione del nettare degli Dei è limo argilloso, calcareo, con scheletro marnoso e ricco in sostanza organica.

Siamo in un’azienda che grazie al suo proprietario, Stefano Bariani, da anni sa far raccontare attraverso i sorsi un terroir autentico, unico, inedito e vibrante. “Figlio d’arte” di un personaggio del calibro di Angelo Gaia, con cui ha iniziato una collaborazione nel 1999 e conclusa dopo sette anni, Bariani sa, oggi, in terra del Passatore, far parlare in punta di calice una semantica indiscutibilmente inedita, gioviale e soprattutto autentica dei suoi vini.

Ecco quindi la decisione di voler condividere con voi questo “Collanima” 2022, un Ravenna Igp Rosso, del territorio di Valpiana, prodotto grazie all’Albana Nera e Centesimino, da un singolo vigneto a 400 m di altitudine sull’Appennino Tosco-Romagnolo.

Ne sono rimasto folgorato.

La Romagna sa sorprendere sempre

“Collanima” nasce da uve che provengono da un piccolo vigneto di vent’anni esposto a nord. Ovviamente, in queste terre, completamente come succede molto spesso circondato dal bosco, la cui superficie complessiva è di 0,3 ettari. Tra i filari di Albana nera ve ne sono alcuni di Centesimino. Da qui nasce il “matrimonio” particolarissimo e spiazzante.

Dopo che le due varietà vengono raccolte manualmente e vinificate assieme a fine settembre, la fermentazione è fatta in acciaio con macerazione sulle bucce di circa tre settimane, senza l’aggiunta di lieviti. La maturazione del vino è svolta in vasca d’acciaio. Ergo: rispetto e abbraccio neutro dell’essenza vitale e primaria delle uve.

Cosa esce

Da qui ne esce un sorso che sa far parlare il terroir alla sua massima espressione senza dimenticare i binari dai quali nasce: Albana Nera e Centesimino. Un vino veramente creato con l’anima…. E così dalla prima acquista oltre alla sfumatura rosso violetto carico anche un respiro intenso di fruttato, rosso, maturo. Al sorso questa tipologia oltre a donare una contenuta aromaticità e acidità, sprinta sul grado alcolico e rilascia una trama tannica comunque gradevole e mai invadente. Dal Centesimo acquista invece quella “ricchezza” di polposità e speziatura. E’ comunque un vino “fresco”, il frutto è rosso e ha morso: ecco quindi ciliegie, melograno, note di fragoline di bosco, per non parlare di quella sferzata floreale che richiama viola e rosa. Non solo. Il regalo che dona al sorso è una tendenza al calore con una struttura tannica in filigrana e di grande stile “piemontese”. Grado alcolico 13.5%.

In tavola con il territorio

Questo è un vino che sorprende, credetemi, che lascia assolutamente ammaliati per la sua grandissima bevibilità. Ancora fresco e “vinoso”, il 2022. Non è un vino d’invecchiamento. E’ un vino conviviale e da tavola. Da grande tavola romagnola. Provatelo con una cacciagione da piuma. Accompagnatelo da un Garganello al ragù (rosso) di Mora Romagnola, oppure assecondate la tensione selvatica dell’anatra alla romagnola. Se proprio volete puntare alla tradizione pura e dura allora un sorso dopo una forchettata di curzùl al prosciutto di Mora e scalogno Igp.

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