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Sulle tracce del Francavilla, Icona d’Itria e Stùne bianco risplendono grazie alla passione di Amalberga di Ostuni

Sulle tracce del Francavilla, Icona d’Itria e Stùne bianco risplendono grazie alla passione di Amalberga di Ostuni. È qui che prende forma e sostanza, liquida, quel coraggio di riscoprire un vitigno autoctono a rischio d’estinzione, facendone un’etichetta premiata e dirompente. La nuova frontiera del bianco di Puglia è identitaria e complessa.

In un panorama vitivinicolo dove spesso i riflettori si concentrano su etichette consolidate e varietà internazionali, dove la struttura e il corpo imperano, l’impulso verso l’autenticità radicale è un vento fresco che soffia dal cuore della Valle d’Itria acquista spinta. E soffia forte. A guidare questa ventata di riscoperta è Amalberga, l’azienda vitivinicola di Ostuni (Brindisi) che ha compiuto un’operazione culturale prima ancora che enologica. lo ha fatto riportando in auge il Francavilla, un vitigno simbolo del territorio che era scivolato nel dimenticatoio, a un passo dall’estinzione.


Il risultato di questa dedizione, fatta di ricerca agronomica, valorizzazione maniacale del terroir e tanta passione, si chiama Icona d’Itria Francavidda Puglia Igt 2024. Un nome che è già un manifesto programmatico. Ma non solo.

Sulle tracce del Francavilla


Non si tratta di un semplice esperimento, ma di un atto di fede nel potenziale nascosto del genius loci. Come spiega Dario De Pascale, fondatore di Amalberga insieme ai soci Roberto Fracassetti e Roberto Candia: “Il francavilla è un vitigno che racchiude l’essenza più autentica del territorio, capace di dar vita a un vino complesso, identitario ed evocativo“.


E la prova del nove è arrivata subito: l’Icona d’Itria Francavidda non è passata inosservata, guadagnandosi un posto d’onore nella prestigiosa Top Hundred 2025 de ilGolosario di Marco Gatti e Paolo Massobrio. Un riconoscimento che sigilla il valore di questo recupero. (Aggiungiamo a chiosa, per dare il quadro completo, anche il Premio Qualità/Prezzo della guida Berebene 2026 – Gambero Rosso assegnato al loro Negroamaro Rosato 2024. Amalberga fa sul serio su tutta la linea).

Ostuni, Casale Mindelli: Qui nasce il carattere


L’identità di questo bianco è indissolubilmente legata al cru di Casale Mindelli, un fazzoletto di terra a Ostuni situato a 300 metri sul livello del mare e a soli 8 km in linea d’aria dall’Adriatico. È qui che il microclima audace – con le sue forti escursioni termiche – incontra un terreno strutturato e peculiare: ricco di scheletro carbonatico di calcio, ossidi e idrossidi di ferro e alluminio.
Questa combinazione non è un dettaglio, è la chiave che dona al vino verticalità, sapidità spiccata e una naturale complessità. Lavorazione delicatissima. Pressatura soffice in ambiente inerte (azoto) per evitare ossidazioni e preservare i profumi. Fermentazione a bassa temperatura (15 °C). L’affinamento è di cinque mesi in acciaio sulle fecce fini, con bâtonnage settimanali per donare struttura e profondità gustativa, seguiti da un minimo di due mesi in bottiglia.

L’Assaggio: Emozione nel calice

Icona d’Itria 2024

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A Ostuni, dove la luce del mare si mescola alla polvere rossa della terra, questo testimone della storia enoica pugliese trova rifugio in vigneti che hanno memoria lunga. Sessant’anni di vendemmia, a trecento metri d’altitudine.

In cantina si procede con delicatezza: macerazione breve e fredda per catturare profumi e tensione, pressatura soffice, fermentazione lenta, in acciaio. Poi il tempo fa il resto: cinque mesi sulle fecce fini, con batonnage regolari, senza perdere quella verticalità che la Verdeca, quando è autentica, sa esprimere. Infine la bottiglia perché ogni dettaglio trovi il suo posto. Un bianco che nasce dal rigore e dalla memoria di un territorio che vuole parlare.

Nel bicchiere, l’Icona d’Itria Francavidda è brillante e lucente. Respira ampio e materico. L’eco minerale, sulfureo, quasi gessoso si veste d’eleganza abbracciando la vegetalità. Riempiono ma non stancano le note di frutto giallo e tropicale. Al palato vibra la sua personalità. C’è struttura, che si equilibria tra snellezza e prestanza intensa, il tutto sostenuto da una spalla scattante sulla freschezza e acidità con quel tocco elegante di sapidità e vegetale. Ritorna il riverbero minerale che chiude lungo e appagante.

Consigliamo un servizio a temperatura leggermente più alta rispetto a un bianco tradizionale.

Stùne Bianco 2023

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Dalle colline luminose di Ostuni, a circa 300 metri sul livello del mare, nasce questo bianco che mette insieme due anime storiche della Puglia: l’Impigno e la Francavidda. Le vigne, in grado di parlare con voce propria, affondano le radici in terreni argilloso-limosi ricchi di scheletro carbonatico e di ossidi di ferro e alluminio. Matrice che regala al vino quel tratto minerale netto e riconoscibile.

La vendemmia si fa in modo scalare, raccogliendo a mano solo i grappoli più maturi. In cantina tutto viene trattato con cura: pressatura soffice, fermentazione in acciaio a 15°C e poi cinque mesi di maturazione sulle fecce fini, con bâtonnage settimanali per il volume e profondità. Chiude un affinamento in bottiglia di almeno due mesi.

Nel calice si presenta con un giallo paglierino luminoso, screziato da riflessi verdi. Il primo impatto è fresco, vibrante, con un respiro vegetale e un tocco floreale che introduce un ventaglio fruttato: note gialle, accenti tropicali, richiami agrumati. Il sorso è snello ma pieno, sostenuto da una sapidità elegante e da una mineralità croccante che allunga il passo. L’agrume torna, puntuale, e accompagna la chiusura su sensazioni nette di macchia mediterranea.

Un bianco che racconta identità e territorio, con la franchezza dei vitigni autoctoni e la precisione della mano contemporanea.

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