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I Fine-wines crescono, almeno nelle preferenze del consumatore, soprattutto estero, secondo l’indagine dell’Istituto Grandi Marchi-Nomisma

I Fine wines, infatti, crescono, almeno nelle preferenze del consumatore, soprattutto estero, secondo l’indagine dell’Istituto Grandi Marchi–Nomisma.

Si tratta di un raddoppio del fatturato in vent’anni e una crescita straordinaria sui mercati internazionali. Un exploit progressivo e continuo per il vino, di altissima qualità, made in Italy.

I Finewines crescono


Stando a quanto fotografano le 18 aziende associate all’Istituto Grandi Marchi il valore aggregato arriva a 660 milioni di euro, di cui oltre il 55% proveniente dall’export. Sono dati che emergono dalla ricerca commissionata dall’Istituto Grandi Marchi e realizzata da Nomisma-Wine Monitor in occasione del ventesimo anniversario dell’Istituto. Una ricerca che esplora le evoluzioni e le prospettive del vino di qualità attraverso il punto di vista delle aziende associate, per poi approfondire i trend emergenti e i comportamenti di consumo dei fine wines negli Stati Uniti.

Pietro Mastroberardino, presidente Igm

Al di là dei dati specifici, di indubbio interesse per l’intero movimento del vino, ciò che più conta e ci lusinga è registrare la crescita del peso dei fattori immateriali legati alla percezione del nostro mondo, nella considerazione dei consumatori di mercati importanti per valori e per volumi, come ad esempio gli Stati Uniti d’America. I vini di pregio forniscono un contributo chiave all’immagine che gli stili di vita tipici della cultura italiana occupano nella mente del pubblico. Tale immagine si lega intimamente con i valori positivi trasmessi dalla storicità, continuità, coerenza qualitativa delle imprese familiari multigenerazionali che si ergono a custodi delle radici dei propri territori”.

Preferenze del consumatore, soprattutto estero


Dalla rilevazione il 70% del fatturato estero è proveniente da mercati al di fuori dell’Unione Europea, con una crescita importante nei mercati asiatici che hanno visto aumentare gli acquisti di vini oltre il 130% negli ultimi vent’anni. L’America, salvo la deriva protezionistica trumpiana i cui esiti saranno da tenere (temere?) sotto controllo, si confermano il principale mercato di destinazione per i fine wines italiani. Nel 2024 si è registrato un aumento delle importazioni dall’Italia del 5% in valore per i vini fermi imbottigliati e del 10% per gli spumanti, in controtendenza alla media del mercato che vede in leggera diminuzione gli acquisti dall’estero.

Cosa bevono gli Americani


Lo studio ha anche analizzato i comportamenti di consumo di 2.400 consumatori statunitensi di vino (distribuiti in California, New York, New Jersey e Florida), rivelando che oggi il 30% di loro si definisce real user di fine wines, con una predominanza di consumatori millennials, uomini, appartenenti alla upper class e con una spiccata curiosità verso vini stranieri. Dopo quelli locali, sono i fine wines italiani i più consumati dagli americani nell’ultimo anno. È cresciuta la percezione in termini di classe ed eleganza, attributi riservati ai vini francesi: nel 2024, il 27% dei consumatori americani associa questi valori ai vini italiani, in crescita rispetto al 20. Ulteriore dato promettente riguarda i non consumatori di fine wines italiani: il 76% di loro si dichiara interessato a provarli.

Quel legame… intimo


Il consumatore di fine wines italiani si distingue per un forte legame con l’Italia, che si esprime attraverso origini italiane o esperienze dirette nel paese, come visite recenti. Questo elemento gioca un ruolo fondamentale nella valorizzazione dei fine wines italiani sul mercato statunitense, dove la scelta di questi vini è influenzata da tre fattori: notorietà del brand, riconoscimenti ottenuti nelle guide di settore e l’unicità delle aziende a gestione familiare. Quest’ultimo elemento risulta particolarmente rilevante per i millennials, con il 16% che lo considera un aspetto determinante, rispetto all’11% della media generale.
L’importanza del family business e dell’eredità culturale, non solo rafforza la reputazione dei fine wines italiani, ma risulta anche un fattore cruciale per attrarre i consumatori più giovani, in particolare quelli sotto i 35 anni.

Istituto Grandi Marchi

I-Fine-wines-crescono

L’Istituto del Vino Italiano di Qualità Grandi Marchi nasce nel 2004 dalla determinazione e dall’entusiasmo di 18 famiglie del vino, tra le più importanti realtà produttive d’Italia, unite dal desiderio di divulgare la cultura, le tradizioni e l’insieme di valori etici e sostenibili che costituiscono l’eccellenza del vino Made in Italy. Ne fanno parte, con la presidenza di Piero Mastroberardino, le aziende Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Antinori, Argiolas, Ca’ del Bosco, Carpenè Malvolti, Col D’Orcia, Donnafugata, Jermann, Lungarotti, Masi, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Tenuta San Leonardo, Umani Ronchi.
Nel corso dei suoi 20 anni di storia, l’Istituto Grandi Marchi è stato ambasciatore del vino italiano nel mondo attraverso l’organizzazione di missioni annuali che hanno interessato 31 Paesi in tutti i continenti e che lo hanno visto protagonista di 415 eventi internazionali, 130 masterclass, 128 walkaround tasting, 83 gala dinner. In collaborazione con Wine Monitor Nomisma, sono state realizzate 8 ricerche e approfondimenti di mercato; sono stati inoltre conferiti 5 riconoscimenti a giornalisti e riviste internazionali che, in linea con la missione dell’Istituto, si dedicano alla divulgazione dei vini italiani di qualità e dei loro territori.
Dal 2009 Istituto Grandi Marchi è uno dei supporter dell’Institute of Masters of Wine di Londra, la più prestigiosa ed influente istituzione internazionale che si propone di promuovere l’eccellenza professionale, la cultura, la scienza e il business del vino attraverso severi programmi di formazione.

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