Il cibo, servito a tavola dalle stelle italiche, e il vino, commercializzato on-line, sono due settori chiave del made in Italy del gusto. Stando a recenti ricerche appare così come cala l’e-commerce enoico ma cresce il Fine dining. Questo fotografa Pambianco lo stato dell’arte di due settori chiave del Made in Italy enogastronomico.
L’e-commerce enologico, che durante la pandemia aveva raggiunto traguardi storici, mostra oggi segnali di rallentamento. Lo confermano i cinque principali operatori del vino online in Italia hanno totalizzato un fatturato complessivo di 143 milioni di euro (-7% rispetto ai 155 milioni dell’anno precedente). Ma anche il margine operativo lordo registra una flessione del 6%.
Diverse le cause che contribuiscono a questo rallentamento e che riflettono l’evoluzione del consumo di vino e i cambiamenti in atto nel mercato enologico. In primo luogo, il settore sconta una riduzione nella produzione vinicola nazionale, che per la prima volta dal 2015 ha ceduto alla Francia il primato produttivo mondiale. La conseguente riduzione delle bottiglie ha provocato un aumento dei prezzi medi, scoraggiando ancora i consumatori. Allo stesso tempo, il ritorno della ristorazione a pieno regime, ha sottratto una parte della clientela all’online.
Non è indifferente anche il cambiamento nelle abitudini dei giovani, che non solo mostrano una preferenza per bevande a gradazione più bassa ma scelgono di bere vino in quantità ridotte rispetto alle generazioni precedenti. A queste dinamiche di mercato si somma la delusione per aspettative che, in pandemia, avevano sopravvalutato il ruolo dell’e-commerce: si stimava che le vendite online potessero raggiungere il 25% del mercato vinicolo, ma oggi questa quota non supera il 3-4%, rimanendo ben al di sotto delle previsioni.
Tannico, leader del settore, ha registrato un calo del 6% chiudendo l’anno con un fatturato globale di 64 milioni di euro, mentre Vino.com ha subito una contrazione del 22%, raggiungendo i 27 milioni. Anche Callmewine ha chiuso il 2023 in negativo, riportando una flessione del 16% e totalizzando 14 milioni di euro, e Xtrawine, nonostante un ampio assortimento di oltre diecimila etichette, non ha superato i 10 milioni, registrando un calo del 20%.
Un’eccezione positiva in questo scenario è Bernabei, azienda romana fondata nel 1933, che ha registrato una crescita del 23%, chiudendo con un fatturato di 28,5 milioni di euro. Questa performance positiva arriva grazie a prezzi accessibili senza forzare l’ingresso nel segmento premium, e su una presenza multicanale. La recente iniziativa “Bernabei Business”, lanciata nel febbraio 2023 e rivolta al settore Horeca, ha contribuito ai ricavi con 4 milioni di euro nei primi dieci mesi.

Un’altra ricerca fotografa, invece, come se la stia passando il fine dining super stellato in Italia. Stando alle analisi, seppur in molti casi, quelli che magari non si portano dietro grandi chef star, la situazione e di ben altra performance, si conferma in forte crescita. Per Pambianco, infatti, il business degli chef stellati ha registrato un aumento dei ricavi pari al 17% rispetto all’anno precedente. Prendendo in considerazione i primi dieci, questi hanno raggiunto un totale di quasi 209 milioni di euro, rispetto ai 178 milioni del 2022.
Il gruppo Da Vittorio guida la classifica con un fatturato di 87 milioni di euro, segnando un incremento del 30% rispetto al 2022, grazie alla diversificazione in ambito catering e ristorazione. Segue il Gruppo Cannavacciuolo, che ha chiuso il 2023 con un ricavo di 24 milioni di euro (+4%). Qui a trainare la crescita sono i ristoranti premiati dalla Michelin – Villa Crespi con tre stelle e il Bistrot a Torino con una stella – e l’espansione nell’hospitality con la catena Laqua Collection. La Famiglia Alajmo e il mondo Francescana di Massimo Bottura confermano la crescita, rispettivamente con crescite del 6% (fatturato 2023 a 19 milioni di euro) e del 10% (fatturato 2023 a 18,7 milioni di euro) rispetto all’anno precedente.
Altri buoni risultati arrivano da Enrico Bartolini e Carlo Cracco. Questi hanno registrato aumenti del 16% (fatturato 2023 a 15,9 milioni di euro) e del 4% (fatturato 2023 a 12,3 milioni di euro), mentre Niko Romito cresce del 26% con ricavi a 9,6 milioni di euro. Giancarlo Perbellini, con 8,6 milioni di euro e un aumento del 4%, e l’Enoteca Pinchiorri, con un incremento del 25% portando i ricavi a 7 milioni di euro proseguono il trend positivo del settore. Segno più anche per il bilancio 2023 di Enrico Crippa che, con il tristellato Piazza Duomo e il ristorante La Piola (in partnership con la famiglia Ceretto), chiude l’esercizio con 6,6 milioni di euro (+10 per cento).