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L’Osservatorio Uiv-Vinitaly fotografa lo stato dell’arte della vendemmia 2023, dei prezzi e soprattutto dell’export. L’immagine che ne esce è… alquanto sfuocata

A luglio i volumi dell’export calano del 9%, con un trend ancora peggiore verso l’America che raggiunge -12%. Un segno meno che riguarda non solo l’imbottigliato, ma anche la vendemmia in atto e in fase di conclusione. Quest’anno le stime sul piano quantitativo si prospettano ancora più in ribasso rispetto a quanto già anticipato a settembre (-12%). In particolare al Nord con Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, ma anche nel Mezzogiorno (Abruzzo e Sicilia). Meno grappoli raccolti a causa di eventi grandinigeni e del caldo persistenteVendemmia, prezzi di vino e uve, export. Il rischio forte denunciato dall’Osservatorio di Uiv-Vinitaly è che si verifichi «un corto circuito per il vino italiano in questo 2023». Nota positiva arriva, almeno, dal livello qualitativo delle uve conferite in cantina. Stando a quanto affermano Osservatorio Assoenologi, Ismea e Uiv «l’annata sarà comunque eccellente per molte importanti denominazioni dello Stivale, a partire dai vini rossi».

«A causa dell’incertezza dettata dalla complicata situazione vendemmiale – rileva il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti – in questo frangente di mercato abbiamo da un lato quotazioni di sfuso che tentano, con poco successo, un comprensibile rimbalzo dettato dalla scarsità di prodotto. Dall’altro c’è un mercato della domanda, a partire dalla Gdo, che non è disposto ad assorbirne la dinamica e che, anzi, chiede in molti casi la riduzione dei prezzi. Un paradosso, per le imprese del vino, accentuato da un commercio con l’estero in forte ripiegamento».


Si piange per l’Otreconfine. Gli ultimi dati export di vino italiano verso l’area extra-Ue relativi ai primi 7 mesi dell’anno (Fonte Osservatorio Uiv-Vinitaly), dicono che il trend sia molto negativo, con decrementi tendenziali quasi in doppia cifra nei volumi (-9%) e in recessione anche nei valori (-6%). Pesante la situazione nel primo mercato al mondo – gli Stati Uniti – che negli ultimi 4 mesi è passato da -4% (volume) a -12%, con gli spumanti tricolori a -16% e i fermi imbottigliati a -10%. Complessivamente, a eccezione della Russia tutti i top 12 mercati terzi presi in esame segnano quantità in calo a partire, oltre che dagli Stati Uniti, da sbocchi chiave come Regno Unito (-3%), Svizzera (-10%), Canada (-20%), Giappone (-16%), Norvegia (-13%), ma anche da piazze emergenti come Cina (-27%), Sud Corea (-40%), Australia (-20%) e Brasile (-4%).

Un quadro difficile, evidenzia l’Osservatorio, che però nell’ultimo quadrimestre potrebbe migliorare in Nord America, dove sono segnalati ordini in rialzo in Canada e, per la fascia medio alta, negli Stati Uniti.


Per questo, secondo Castelletti, dopo un biennio precedente importante e positivo «questo sarà un anno di sacrifici per tutti. L’invito è che tutti gli attori della filiera siano attenti e consapevoli della situazione, con la coscienza che ognuno dovrà privarsi di qualcosa per traguardare il periodo, evitando fenomeni speculativi. Contestualmente, sarà fondamentale concordare con le istituzioni un piano strategico per la promozione e il business del vino italiano nel mondo».

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